The hidden Drama

Una scena di The Drama con Robert Pattinson e Zendaya

The Drama è un film che ha fatto molto discutere, creando un acceso dibattito su uno degli elementi che più contraddistingue gli Stati Uniti D’America ancora oggi: le armi. Non solo seziona e guarda al microscopio una specifica fascia sociale, la tipica upper-middle class, ma fa emergere prepotentemente la nevrosi che attanaglia un po’ tutta la società contemporanea.

I due protagonisti in una scena di The Drama

TITOLO: The Drama – Un segreto è per sempre

TITOLO ORIGINALE: The Drama

ANNO: 2026

REGISTA: Kristoffer Borgli

DURATA: 105 min

PAESE DI PRODUZIONE: Stati Uniti d’America

Il dramma reale è escluso dall’equazione. L’ambiguità e il conturbante vengono totalmente nascosti, rifuggiti a favore di una totale levigatezza. Tutti i personaggi che si scontrano col vero dramma (sociale o psicologico che sia) sono paralizzati, per loro è inaccettabile. La vittima diventa carnefice in questa distorta vita fatta di facile morale e bigottismo. Discorsi assurdi, ridicoli, surreali sono il sintomo della tragica incapacità di andare oltre ciò che sembra o di superare le proprie convinzioni.

Questi stessi personaggi hanno spesso reazioni grottesche, esagerate, proprio per sottolineare questa criticità nell’affrontare il reale con tutte le sue sfaccettature e la sua complessità. La protagonista Emma, e con lei la sua storia, è disumanizzata. Tutti sembrano non capire o non voler vedere il vero problema: non solo la sparatoria in sé, ma piuttosto le dinamiche che portano una ragazzina a compiere o anche solo a pensare di compiere quel gesto tanto violento. Lei si era lasciata ormai da tempo quel terribile passato alle spalle, finché chi gli sta attorno non fa riemergere il trauma a forza di attacchi, pressioni e timori.

“C’erano sparatorie di continuo.” dice a disagio Emma. “Forse era l’estetica delle sparatorie.” Confessa poi incerta cercando una spiegazione ai comportamenti della ragazzina di allora.

L'attrice Zendaya in una scena del film

Ci sono tante scene potenti e che rimangono stampate nella mente dello spettatore dopo la visione, ma forse una delle meglio costruite grazie ad un montaggio, un sonoro e una recitazione ipnotici è lo “sparo” al matrimonio. La detonazione di una mina inesplosa.

Altra intuizione da grande cinema sono le sequenze che sovrappongo momenti ordinari ad elementi tipici di una sparatoria. I flash di uno shooting fotografico diventano spari (interessante il cortocircuito dello shoot inglese, sia scatto che sparo appunto). Il tranquillo trambusto cittadino si trasforma in urla terrorizzate e botti ovattati. Insomma, il caos di un possibile non avvenuto sfonda la realtà sensibile.

Un altro filo rosso che attraversa tutto il lungometraggio è quello delle seconde chance. Nella vita, nelle relazioni, nelle scelte, tutti possono guadagnarsi una seconda possibilità. E in questo The Drama è un cerchio perfetto e depurato, che inizia e si chiude proprio con un nuovo tentativo.

È l’impossibilità di riconoscere nell’altro se stessi una delle più grandi maledizioni di oggi. L’alterità non solo come anormalità o pazzia, ma magari un’ordinarietà alla deriva. Si cerca di dare un senso a tutto, una ragione ad ogni cosa e ad ogni costo.

“Penso che sia importante parlare.” Afferma il protagonista Charlie, quando in realtà è proprio lui che più tace ciò che realmente prova, o magari non riesce nemmeno lui a comprenderlo davvero. Fugge la resa dei conti con la propria incapacità di far fronte all’ignoto. Cerca continuamente di cancellare quel passato, quella ruvidezza, in una vita che ne è priva.

Solo sul finale sembra riuscire ad annientare i costrutti sociali di cui è anche lui vittima. Sfonda il muro, distrugge le catene, sgretola lentamente le maschere per poi ricominciare di nuovo daccapo, finché non funziona.

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