The Drama è un film che ha fatto molto discutere, creando un acceso dibattito su uno degli elementi che più contraddistingue gli Stati Uniti D’America ancora oggi: le armi. Non solo seziona e guarda al microscopio una specifica fascia sociale, la tipica upper-middle class, ma fa emergere prepotentemente la nevrosi che attanaglia un po’ tutta la società contemporanea.

TITOLO: The Drama – Un segreto è per sempre
TITOLO ORIGINALE: The Drama
ANNO: 2026
REGISTA: Kristoffer Borgli
DURATA: 105 min
PAESE DI PRODUZIONE: Stati Uniti d’America
Il dramma reale è escluso dall’equazione. L’ambiguità e il conturbante vengono totalmente nascosti, rifuggiti a favore di una totale levigatezza. Tutti i personaggi che si scontrano col vero dramma (sociale o psicologico che sia) sono paralizzati, per loro è inaccettabile. La vittima diventa carnefice in questa distorta vita fatta di facile morale e bigottismo. Discorsi assurdi, ridicoli, surreali sono il sintomo della tragica incapacità di andare oltre ciò che sembra o di superare le proprie convinzioni.
Questi stessi personaggi hanno spesso reazioni grottesche, esagerate, proprio per sottolineare questa criticità nell’affrontare il reale con tutte le sue sfaccettature e la sua complessità. La protagonista Emma, e con lei la sua storia, è disumanizzata. Tutti sembrano non capire o non voler vedere il vero problema: non solo la sparatoria in sé, ma piuttosto le dinamiche che portano una ragazzina a compiere o anche solo a pensare di compiere quel gesto tanto violento. Lei si era lasciata ormai da tempo quel terribile passato alle spalle, finché chi gli sta attorno non fa riemergere il trauma a forza di attacchi, pressioni e timori.
“C’erano sparatorie di continuo.” dice a disagio Emma. “Forse era l’estetica delle sparatorie.” Confessa poi incerta cercando una spiegazione ai comportamenti della ragazzina di allora.

Ci sono tante scene potenti e che rimangono stampate nella mente dello spettatore dopo la visione, ma forse una delle meglio costruite grazie ad un montaggio, un sonoro e una recitazione ipnotici è lo “sparo” al matrimonio. La detonazione di una mina inesplosa.
Altra intuizione da grande cinema sono le sequenze che sovrappongo momenti ordinari ad elementi tipici di una sparatoria. I flash di uno shooting fotografico diventano spari (interessante il cortocircuito dello shoot inglese, sia scatto che sparo appunto). Il tranquillo trambusto cittadino si trasforma in urla terrorizzate e botti ovattati. Insomma, il caos di un possibile non avvenuto sfonda la realtà sensibile.
Un altro filo rosso che attraversa tutto il lungometraggio è quello delle seconde chance. Nella vita, nelle relazioni, nelle scelte, tutti possono guadagnarsi una seconda possibilità. E in questo The Drama è un cerchio perfetto e depurato, che inizia e si chiude proprio con un nuovo tentativo.

È l’impossibilità di riconoscere nell’altro se stessi una delle più grandi maledizioni di oggi. L’alterità non solo come anormalità o pazzia, ma magari un’ordinarietà alla deriva. Si cerca di dare un senso a tutto, una ragione ad ogni cosa e ad ogni costo.
“Penso che sia importante parlare.” Afferma il protagonista Charlie, quando in realtà è proprio lui che più tace ciò che realmente prova, o magari non riesce nemmeno lui a comprenderlo davvero. Fugge la resa dei conti con la propria incapacità di far fronte all’ignoto. Cerca continuamente di cancellare quel passato, quella ruvidezza, in una vita che ne è priva.
Solo sul finale sembra riuscire ad annientare i costrutti sociali di cui è anche lui vittima. Sfonda il muro, distrugge le catene, sgretola lentamente le maschere per poi ricominciare di nuovo daccapo, finché non funziona.






