La noia

Una foto del libro La noia di Alberto Moravia

“La noia, per me, era simile a una specie di nebbia nella quale il mio pensiero si smarriva continuamente, intravedendo soltanto a intervalli qualche particolare della realtà; proprio come chi si trovi in un denso nebbione e intraveda ora un angolo di casa, ora la figura di un passante, ora qualche altro oggetto, ma solo per un istante e l’istante dopo sono già scomparsi.”

È la storia del pittore borghese e sfaccendato Dino, assalito dalla noia verso tutto ciò che lo circonda. Una storia di crisi, di fallimenti, di delusioni. Il conflitto con la madre, di cui disprezza i valori borghesi, il mancato sollievo che spera di trovare nella pittura, fino alla relazione con la giovane modella Cecilia, che vuole avere, dominare, svalutare, per poterla afferrare. L’autore delinea Dino nei suoi tre aspetti di artista, di uomo, di amante, e finisce per scontrarsi inevitabilmente con la realtà. Una realtà che cerca di superare ed evitare e che allo stesso tempo in modo tautologico gli si nega, come una coperta troppo corta. Una volta abbandonata l’arte, il sesso ed il denaro rimangono gli unici strumenti per entrare in contatto con il mondo, finché il sospetto di un tradimento non fa sprofondare Dino in una spirale di lucida follia.

Considerato come il cardine di un’ideale trilogia iniziata con Gli indifferenti e conclusa con La vita interioreLa noia (1960) ci offre un ritratto profondo e spietato di un individuo senza strutture, senza appoggi, alienato dalla vita sociale.

Una foto di Alberto Moravia

Alberto Moravia esordì giovanissimo pubblicando, a sue spese, il primo romanzo, Gli indifferenti (1929). Penetrante e spietato ritratto della borghesia italiana agli inizi del fascismo, l’opera rivelò immediatamente, l’incisività di una prosa secca e analitica e la maturità di uno scrittore capace fin da allora di far tesoro delle diverse lezioni dei grandi modelli europei. Il romanzo, accolto con ostilità dalla cultura fascista che ne proibì la diffusione, fu salutato con entusiasmo solo da pochi critici accorti (Borgese, Pancrazi, Solmi). Cominciò poi a collaborare a riviste e quotidiani, e scrisse un secondo ampio romanzo, Le ambizioni sbagliate (1935). Colpito dalle leggi razziali fu costretto a firmare i propri articoli con uno pseudonimo, ma continuò a pubblicare racconti.

Nel 1960 La noia (premio Viareggio) ripete il successo dei primi romanzi. Seguono opere di impegno diseguale, in cui però il suo registro narrativo si arricchisce di forme nuove, ora riecheggiando modalità del romanzo sperimentale. A questa produzione narrativa si accompagnano ancora lavori drammatici (Il dio Kurt, 1968; La vita è gioco, 1969) e diversi saggi. È stato anche deputato al parlamento europeo (dalla cui esperienza è nato il Diario europeo, postumo, 1993). Postumi sono usciti anche l’Autobiografia (1990, con A. Elkann) e La donna leopardo (1991).

Ha frequentato diversi modelli letterari nella sua lunga carriera di narratore, tendenzialmente concentrati attorno al registro del realismo. Ha inoltre sviluppato ampie indagini sulle classi sociali (sopratututto alta e media borghesia). Il sesso diviene il filtro per vagliare i rapporti tra individuo e società, tra es e super-io.

Altri consigliati:

  • Gli indifferenti (1929)
  • La ciociara (1957)
  • L’uomo che guarda (1985)

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