È arrivata La fottutissima Sposa!

Una scena del film La Sposa!

La Sposa! È proprio ciò che sembra, un’esclamazione più che un titolo. Urla, sbraita, accusa, esplode così come la sua grande protagonista rediviva. È una chiassosa rivolta. Facendo un grande omaggio al cinema del passato e alle grandi opere che ha alle spalle, il film ridà vita anche alla stessa Mary Shelley. Rinchiusa in un bianco e nero netto, oscuro è una voce narrante fantasmatica. Interviene nella storia come spirito eversivo che si impossessa non solo del personaggio ma dell’intera storia, fino alla fine.

Una scena del film La Sposa!

TITOLO: La Sposa!

TITOLO ORIGINALE: The Bride!

ANNO: 2026

REGISTA: Maggie Gyllenhaal

DURATA: 126 min

PAESE DI PRODUZIONE: Stati Uniti d’America

La Sposa! ridà voce alle morte, in una struggente sequenza tensiva in una sala da ballo. Parlano tutte attraverso la protagonista, diventano la sua voce e lei la loro. È talmente potente da accendere i tizzoni di una vera e propria insurrezione delle oppresse nella seconda parte del film. Al determinato grido di “Attacco cerebrale”. La disobbedienza diviene fondamentale per ribaltare l’ordine tossico delle cose. Non mancano anche accenni al limite etico delle proprie azioni: dove può arrivare la violenza per la ribellione?

Proprio la voce è uno temi cardine dell’opera. La voce che sveglia, desta, fa risorgere la potenza del femminile, dominante e non più dominato. Ecco un significato del nero liquame che schizza fuori dalla bocca della Sposa messa a tacere dal mondo. Annientata dal potere una volta, non sarà più zittita. Parole urticanti e neri umori si mischiano per insozzare l’ipocrisia di una società maschilista e brutale.

Anche la storia d’amore è atipica, ma più sincera e scevra delle ipocrisie che la società si aspetta. Una violenta, sporca, viscerale, cruda, reale, diversa, mostruosa, dolcissima storia d’amore. L’orrore non fa più tanto paura, mentre l’amore…quello è causa del vero terrore.

Una scena del film La Sposa!

Come intuito sopra coesistono tanti generi nel film che, come il mostro di Mary Shelley, sono cuciti assieme a formare un unico organismo portato a nuova vita. Creando un nuovo e diverso “mostro”: La Sposa! Con un eloquio che travolge tutto, ritorna in vita per sfondare il costrutto sociale che inquadra il suo stesso personaggio. È l’opposto del silenzio, una corrente incessante che deve farsi sentire, impone di essere ascoltata. Per recuperare le parole rimaste mute per troppo tempo.

Ma lei non è solo questo. È anche alla ricerca di sé dopo aver perso la memoria a causa della resurrezione. Un essere nuovo, diverso da ciò che era prima. Pur tornando alla vita per volontà di Frankenstein, nata da una scelta unilaterale e prevaricante, è lei a diventare il centro della vita di Frankenstein, del film, del discorso. Lui proietta i propri desideri su di lei ma la sposa si discosta puntualmente, creando la propria singolarità.

Non solo racconti di un passato mai esistito (che Frankenstein inventa durante la loro fuga attraverso l’America degli anni Trenta), neppure solo racconti di un passato morto e sepolto (che scopre incontrando personaggi del suo passato da Ida).

Prima il dubbio, la domanda.

“Come mi chiamo? Io non me lo ricordo” dice lei, e in soccorso arriva lo spirito di Mary Shelley.

“Trova il tuo nome”

Solo alla fine troverà quella risposta. Frutto di una vera scelta, davvero libera.

“Io non sono la sposa di nessuno. Io preferirei di no.”

“Solo la sposa.”

Non subordinata a nessun uomo, entità autonoma, indipendente. Un ribaltamento totale dell’archetipo classico associato alla sua figura. Non più la sposa di Frankenstein ma La Sposa e il suo Frankenstein. 

A dispetto di quanto possa sembrare nel film c’è anche molta ironia, tante storie di freaks insieme, tanto amore, il tutto coronato da un esplosivo finale in cui riecheggiano le parole dette dai personaggi che hanno riportato a questo mondo la sposa.

“Alla vita!”

LEGGI ALTRO QUI

Il poster del film La Sposa!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Una foto del libro Un amore di Dino Buzzati

Un amore

«La consolazione, la felicità era tale che il modo di raggiungerla non aveva più alcuna importanza.» Una Milano che è

Scopri di più
Una foto del libro La noia di Alberto Moravia

La noia

“La noia, per me, era simile a una specie di nebbia nella quale il mio pensiero si smarriva continuamente, intravedendo

Scopri di più