The New and Ugly Stepsister

Una scena del film The Ugly Stepsister

The Ugly Stepstister è una prova di forza, l’atto violento di cambiare sé stessi e il proprio corpo, una chirurgia estetica fatta di dolore e sangue. La fiaba da sogno si trasforma in un incubo dove si è disposti a tutto per veder realizzato il proprio desiderio. Una solitaria discesa verso il disfacimento interiore.

Una scena del film The Ugly Stepsister

TITOLO: The Ugly Stepsister

TITOLO ORIGINALE: Den Stygge Stesøsteren

ANNO: 2025

REGISTA: Emilie Blichfeldt

DURATA: 109 min

PAESE DI PRODUZIONE: Norvegia, Polonia, Svezia, Danimarca

Sono sufficienti pochi minuti per entrare in questo mondo nero come la pece. Già la sequenza che introduce i titoli di testa, con una carrellata su una tavola stracolma, è una dichiarazione di intenti: il marciume infesta ogni cosa. E i primi scambi tra i personaggi non fanno che rafforzare il concetto. “Non osare mai più paragonare il tuo dolore al mio.” urla la nuova Cenerentola alla protagonista Elvira dopo aver subito un lutto (che anche Elvira ha subito in passato). Non solo la corruzione ha traviato (quasi) chiunque, ma c’è sempre un divario incolmabile tra ciò che la sorellastra è e quello che tutti vorrebbero che fosse.

The Ugly Stepstister è una fiaba cinica, che attualizza molto il materiale originale (come al solito l’horror è uno dei generi che più si presta a diventare grande strumento di critica sociale). È davvero caustico ma con un grande gusto nella messa in scena di sequenze anche molto cruente. Il grottesco è inserito egregiamente in un contesto cupo e turpe, ripugnante, creando una coerenza e un universo filmico davvero inquietanti. Persino la musica fiabesca, suonata da arpe e strumenti a corde, diviene infernale con archi e violini lancinanti.

Tutto è putrido in questa storia, perfino l’unica cosa che sembra sincera, spontanea e dolce viene corrotta. Quella parte di Elvira viene mangiata dall’infezione che poi si diffonde come una vera piaga. Una sola speranza: il ballo del principe. Elvira è prigioniera del suo stato di sorellastra e pensa che solo cambiando sé stessa possa sfuggirgli.

Una scena del film The Ugly Stepsister

Non c’è solo Cenerontola, ma tutto quel substrato culturale fiabesco che da sempre ha affascinato la storia popolare. Una giungla oscura, fatta di mattoni e pietra, prevaricazione e disumanità. Esplodono qui le facce dell’ossessione. Tutto il dolore fisico emerge, urlando e sbraitando. Volti schiacciati e martoriati, corpi vessati e mutilati per raggiungere l’impossibile: la perfezione. La sofferenza della carne per il perfezionamento dell’essere (ritorna alla mente il proverbiale Se bella vuoi apparire un po’ devi soffrire).

Un disturbante body horror in cui il corpo è ovviamente centrale, protagonista deformato, vittima di una violenza vista come esclusivamente migliorativa. Brutali, terribili, questi orrori sono l’inevitabile conseguenza del mondo affrescato dal film. Torture nel fisico e nello spirito (altrettanto violentato), ancora e ancora e ancora. Tanti dettagli e particolari. Volti, corpi, ciccia, culi, seni, genitali, sperma, sangue, ferite, mosche, vermi. È una perversione dell’estetica, del corpo ri-plasmato.

“Sei stata molto coraggiosa a cambiare il tuo aspetto esteriore per far sì che quello interiore possa prevalere.“ afferma con fare incoraggiante la precettrice di Elvira. Tutto ciò acquista quindi valore in questo mondo, un inevitabile ribaltamento psicologico che crea realtà parallele dove non esiste più altro.

Il regalo che la precettrice farà alla sorellastra è particolarmente rappresentativo dell’idea centrale del film. Un uovo tenia per perdere tutta quella ciccia. La tenia è il parassita che tutto divora e il suono rivoltante che sentiremo costantemente nelle viscere di Elvira non tace mai.

Una scena del film The Ugly Stepsister

“Tesoro, non è abbastanza quello che hai.“ viene inculcato ad Elvira dall’inizio, così come il ribrezzo per il proprio io. Solo dopo infinite torture Elvira si convincerà di aver raggiunto la figura ideale che vede nei suoi sogni. Sempre un po’ più in là si spinge, con interventi ogni volta peggiori, più invasivi. Prima l’apparecchio, poi il naso, la tenia, le ciglia e infine il piede. E sembra funzionare! Tutti si complimentano, iniziano ad apprezzare finalmente Elvira. Non più un corpo ma solo materia da plasmare, arriva ad essere un terribile bozzolo (bendata, affamata) da cui dovrebbe poi librarsi una stupenda farfalla. Ma ad uscire dall’involucro sarà una falena attratta dalla decomposizione.

Nonostante le continue operazioni e sforzi per il miglioramento, la carne cade a pezzi creando quasi un’estetica della putrido. Dalla modifica estetica del proprio corpo si arriva ad un vero e proprio disfacimento. Tutto ciò implode nella sequenza finale in cui Elvira striscia verso il suo inevitabile destino. Solo sua sorella sembra salvarsi rifuggendo quel mondo. Forse il suo solo e vero principe azzurro.

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